Paolo Petrò

Paolo Petrò

Paolo Petrò è nato a Brescia il 13 ottobre del 1948. Ha compiuto gli studi al liceo artistico di Brescia e all’Accademia di Belle Arti di Brera a Milano, laureandosi in pittura e incisione. Ha iniziato la sua attività espositiva in collettive e premi nel 1970. Oltre alla pittura ad olio, si dedica all’acquarello e alla calcografia, partecipando e vincendo importanti premi. Le sue opere si trovano presso la Civica Raccolta di Stampe Achille Bertarelli di Milano; il Gabinetto Nazionale delle Stampe di Bagnacavallo; nella raccolta di stampe A.Sartori di Mantova; nel Museo della Grafica del comune di Ostiglia; nel museo di Serra San Quirico. Sull’opera di Paolo Petrò hanno scritto: Paolo Bellini, Tino Bino, Maurizio Bernardelli Curuz, Carlo Castellaneta, Luciana Baldrighi, Elvira Cassa Salvi, Mauro Corradini, Alberto Chiappani, Floriano De Santi, Cristiana De Leidi, Bruno Fasola, Silvia Lembo, Riccardo Lonati, Fausto Lorenzi, Carlo Franza, Melisa Garzonio, Alessandro Gusmano, Donatella Migliore, Domenico Montalto, Giovanna Mori, Pierangelo Negri, Guglielmo Poloni, Giulio Residori, Furio Romualdi, Luciano Spiazzi, Ugo Spini, Guido Stella, Marisa Scopello, Marco Tabusso, Giannetto Valzelli, Alberto Zaina,Tonino Zana.

Opera incisa
Si potrebbe dire che Paolo Petrò non si è dato alternative: l’incisione è il suo linguaggio espressivo più naturale e soprattutto il linguaggio decisivo. Come tutti gli artisti che operano questo tipo di scelte irriducibili e assolutamente originarie, non intendono venire a patti con la poesia (che è sempre una grande tentazione per ogni artista di ogni linguaggio: pittura, scultura, musica ecc.) che sottende ad ogni forma espressiva. La poesia c’è in Paolo Petrò ma segue la figura e la singola opera, nel suo complesso, non la precede come un’intenzionalità generale. Le sue acqueforti/acquetinte colgono angoli di paesaggio bresciano, dalla città alla provincia, con edifici sospesi nel silenzio dove sempre la poesia incalza ma non sorprende mai il gesto artistico, lo segue e semmai lo compie. Gli oggetti tematici (cestini di giunco intrecciato) segnano una parentesi di inclinazione elegante verso l’intimità, la consuetudine agli odori della casa, senza rinunciare alla speranza dell’avventura del pensiero. Come dice Paolo Bellini: “Il vivace incedere degli inizi, da una stanza all’altra, con il tempo è diventato meno festoso. Subentra a un tratto una sorta di inquieta e benefica incertezza.”

Le nostre pubblicazioni sul tema

Paolo Petrò – Opere incise